Estate duemiladieci.
È nella nostra natura umana pensare al passato, in quella naturale memoria che ci sollecita frasi retoriche tipo: «non ci sono più le stagioni», «i sapori di una volta», «si stava meglio quando si stava peggio» ecc. Però una volta si viveva di poco e il divertimento era fatto di cose semplici.
Noi piccoli di allora giocavamo con i soldatini “Atlantic”: reggimenti schierati in improbabili confronti bellici che non sfociavano mai, tra noi, in cruenti lotte di prevaricazione; io pur giocando con poco credibili fucili di legno strappati dall’albero, non sono diventato guerrafondaio.
Oggi, al contrario di ieri, i giovani giocano con delle “console” tridimensionali lottando contro mostri virtuali talmente cruenti da renderli allenati anche al sangue più violento. Noi potevamo far navigare nel rigagnolo-fiume alimentato all’improvviso dall’acquazzone estivo le nostre barche fatte con un giornale patinato. Così scorrazzavamo su colline: sorgenti del nostro futuro.
La “duoce” (sorgente) - la fantasia, oggi si è prosciugata? Il gioco di noi giovani così propedeutico alla vita, riconosciuto e libero, non bisognoso di sopruso, è ancora possibile?
Cerchiamo di giocare liberi, a qualunque età, ma se giochiamo per educarci alla vita, allora le stagioni e i sapori di ieri vivranno sempre con noi.
Mario Majerà,
tipografo editore








